Iscriviti alla nostra Newsletter

Success! Now Check Your Email

To complete Subscribe, click the confirmation link in your inbox. If it doesn't arrive within 3 minutes, check your spam folder.

Ok, Thanks
Arriva Clone Alpha, l'uomo artificiale: è il Frankestein del nuovo Millennio?

Arriva Clone Alpha, l'uomo artificiale: è il Frankestein del nuovo Millennio?

206 ossa, vene e sangue, muscoli, legamenti e un cuore pulsante. Robotico, si, ma vivo. Il protoclone muscolo-scheletrico della start up polacca Clone Robotics fa discutere. Dobbiamo spaventarci?

Pina Di Prisco profile image
by Pina Di Prisco

All’origine fu Prometeo e da lui l’uomo, un essere creato dal fango e con il fuoco. Venne poi il tempo della giovanissima Mary Wollstonecraft Godwin, meglio nota come Mary Shelley, che nel 1818 consegnò a un pubblico scandalizzato il suo capolavoro: Frankenstein. Oggi, nelle antiche terre polacche della Silesia, è l'alba di un nuovo ciclo dove si rincorrono il mito, la storia trascorsa e quella da scrivere. Come Prometeo e Mary Shelley, in un balzo temporale e culturale, una start up irrompe nell'umanità sfruttando quella meravigliosa velocità del progresso scientifico tradotta nella necessità ancestrale di creare, pur sostenendo il peso del terrore intrinseco di causare la fine di equilibri antichi, sfidando l'etica e il buon senso.


206 ossa, vene e sangue, muscoli, legamenti e un cuore pulsante. Robotico, sì, ma vivo. Parliamo di Clone Alpha, il Protoclone muscolo-scheletrico della start up polacca Clone Robotics.
È apparso così: bianco, senza viso, appeso a fili, in preda a spasmi nervosi, il corpo teso e atletico quasi un pugno nello stomaco degli utenti.
È un punto di svolta nella storia della robotica umanoide: Clone Robotics ha generato un uomo artificiale, sviluppandone nei minimi dettagli l’anatomia e il funzionamento, creando muscoli e organi artificiali e iniettando nelle sue vene da robot,  fluido, un sangue artificiale, proprio come lo scienziato Victor Frankenstein nella sua creatura.
Tuttavia, se il romanzo di Shelley voleva indagare, sottolineare e allertare sul possibile pericolo di un delirio scientifico smodato e superbo, sicuro di poter generare la vita; Clone Robotics intende, a suo dire,  creare  un androide bionico  al servizio dell’uomo, capace di affiancarlo nelle sfide quotidiane domestiche e lavorative. Un proposito utopico, che sarebbe in grado di liberare l’uomo da impegni noiosi e donargli più tempo libero. Ciò che resta irrisolto e probabilmente discutibile è il tentativo di comprendere il perché dello sforzo titanico, accuratamente sottolineato dall’ingegnere e co-fondatore polacco Lukasz kozlik,  per rendere Alpha Clone  esteticamente indistinguibile dall’essere umano. L’anatomia replicata, infatti, dalla pelle ai muscoli più profondi, fino ai minimi dettagli, genera disagio, inquietudine e fa passare in secondo piano il progresso scientifico al quale assistiamo.
Clone Alpha, a differenza degli avversari creati da Tesla, Boston Dynamics e altri, non ha movenze rigide, è in grado di camminare, piegare le articolazioni, muovere le dita. Frutto e conseguenza di una esasperazione totale del realismo biomeccanico: l’obiettivo, perturbante ma sensazionale, è stato ottenuto grazie all’utilizzo della tecnologia Myofiber: un muscolo artificiale sviluppato in azienda in grado di simulare i tessuti umani nelle sue caratteristiche più millimetriche. Myofiber è in grado di permettere contrazioni rapide e potenti, assicurando un tempo di risposta agli stimoli inferiore a 50 millisecondi. Clone Alpha è costituito da 1.000 Myofiber distribuiti su tutto il corpo e da 550 sensori che forniscono feedback continui su posizione, pressione, temperatura e forza applicata. Clone Alpha è pronto a svolgere ogni mansione, basta comunicargli i suoi compiti, mostrarglieli una volta, in uno scambio di indicazioni come con qualsiasi aiutante domestico.
 Se da un lato quindi queste prospettive possano invogliare i consumatori ad acquistare il robot, dall’altro il video viralissimo sui social non smette di generare polemiche ed inquietudine.


Torna così alla ribalta il fenomeno dell’ Uncanny Valley, tesi formulata dal professore di robotica Masahuri Mori nel 1970. Mori sottolineava, infatti, la buona accettazione da parte dell’uomo di un "io" robotico solo se la sua natura artificiale fosse facilmente visibile, al contrario fattezze antropomorfe scatenerebbero una reazione psicologica negativa, articolata praticamente nella repulsione della macchina.
La tesi sembra centrare il fulcro della questione. Tuttavia, nonostante la natura perturbante, gli umanoidi di Clone robotics sono senza dubbio miracoli dell’ingegneria, e passi in avanti importanti nella biomeccanica applicata alla robotica.
Gli studi su Alpha potrebbero infatti salvare infinite vite umane, portando alla creazione di protesi fisse ipermoderne, ma anche organi, totalmente sintetici e in grado di adattarsi totalmente al corpo che li ospita.
Come sempre, quindi, trovare l’equilibrio tra etica e innovazione risulta ancor più complesso e i confini tra uomo e macchina sempre più sfumati. Cosa succederà quando Alpha sarà tra noi? Diventerà il nostro fedele compagno quotidiano o una macchina autodistruttiva? Non ci resta che attendere.

Pina Di Prisco profile image
by Pina Di Prisco

Non perderti gli ultimi articoli

Iscriviti e resta sempre aggiornato

Success! Now Check Your Email

To complete Subscribe, click the confirmation link in your inbox. If it doesn’t arrive within 3 minutes, check your spam folder.

Ok, Thanks

Ultimi Articoli